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Palazzo Ferri

Palazzo Ferri: Raffaele Arecco e Nanni Servettaz

Un percorso nel centro storico non può che partire dal settecentesco Palazzo Ferri, oggi sede del Municipio, che conserva al suo interno alcune importanti opere del pittore Raffaele Arecco, a cui l'Amministrazione comunale ha dedicato una mostra antologica nel 2010. Nato a Celle Ligure, il 7 settembre 1916, figura schiva, lontana dai sistemi del mercato dell’arte, ha partecipato a importanti eventi nazionali, tra cui la IV Quadriennale di Arte sacra a Roma nel 1952. A partire dagli anni '40, Arecco ha cominciato a prendere sempre maggior distanza dal figurativo per realizzare opere visionarie, disincantate e profetiche, per aprirsi, verso la fine degli anni ‘50, ad un nuovo orizzonte: la dimensione spaziale.

Dagli anni '70, contestualmente al suo isolamento, cresce la voglia di ricercare, tramite la pittura, nuove dimensioni in cui l’uomo si possa muovere libero, approfondendo il tema, ormai predominante nella sua opera, di quel “Pensiero stellare” dove l’essere umano riesce ad alienarsi dal peso della fisicità corporea aprendosi a nuove dimensioni.

Ha scritto il critico Luciano Caprile all’interno del catalogo della mostra antologica: “Il mondo dell’arte offre di tanto in tanto straordinarie sorprese a proposito di autori che per scelta personale o per miopia critica sono stati per lungo tempo trascurati nonostante l’evidente qualità delle loro opere. Raffaele Arecco è indubbiamente uno di questi... Arecco era un solitario che interrogava, elaborava ed esibiva un mondo interiore (mediato dalle emozioni suscitate dalla terra d’origine) in assoluta autonomia creativa senza condividere con alcuno i motivi di un gesto in continua crescita propositiva. Eppure, in una simile difficoltà relazionale e di riflesso anche esistenziale, egli ha espresso sulla carta e sulla tela anticipazioni straordinarie che altri percepiranno e svilupperanno più tardi con successo.”

La sala consiliare, sempre all'interno del palazzo comunale, ospita invece l'opera Leon Gambetta un ritratto scolpito in ardesia di Nanni Servettaz, autore anche della Testa di Donna conservata, nello stesso palazzo, presso l'Ufficio di Informazione e Accoglienza Turistica. Nato a Savona nel 1892 da padre francese, ma trasferitosi a Celle all'inizio della seconda guerra mondiale, Servettaz compie la sua formazione artistica a Torino e a Milano, allievo di Fantoni, Cesare Ravasco e Adolfo Wildt.

Partecipa alle Quadriennali romane e alle Biennali di Venezia; medaglia d'oro all'Esposizione di Parigi del 1938, nel 1949 è invitato a partecipare alla grande Esposizione di scultura a Edimburgo e Londra.

Sue opere, oltre che presso privati e in molti cimiteri e piazze italiane, si trovano in municipi, musei, edifici pubblici in Italia e all'estero. Oltre alla prediletta pietra, Nanni Servettaz per tutta la vita ha praticato la ceramica, lavorando ai forni di Albisola con i protagonisti della modernità, Martini, Mazzotti, Berzoini, De Salvo e Rambaldi. Servettaz è vissuto nel cerchio intimo della poesia di Sbarbaro e di Angelo Barile, che di lui diceva: “conosco di questo solitario artista certe Esperienze così ferme e coincise da sembrare una scrittura su pietra. (…) Ama la pietra di un amore quasi esclusivo, l'ama e la tratta con quella esigenza di semplicità, di calma, di rigore costruttivo che questa materia infinitamente più delle altre insegna e quasi ingiunge all'artista. (…)

Spoglie di ogni sensualismo, le cose scolpite da Servettaz cercano di creare e talvolta raggiungono quel mondo di contemplazione dove i nostri moti e sentimenti trapassano in luce”. Oltre alle già citate opere, a Celle si possono trovare una Pietà in pietra serena di Dego e una Pietà bronzea nei due cimiteri comunali, un busto in bronzo, raffigurante Silvio Volta, nell'omonima piazza di fronte alla stazione ferroviaria e una “lunetta” in bronzo in piazza del Popolo, raffigurante San Michele che uccide il Diavolo.